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Flashback, siamo nel 2011. Quattro ragazzi si ritrovano a Milano, dopo vari anni di peregrinazioni ai quattro angoli del globo. Hanno sperimentato alcune tra le scene più elettrizzanti dell’America e dell’Europa, hanno coltivato il loro amore per la buona musica, ma soprattutto sanno che il capoluogo lombardo risente di una gravissima carenza: manca una vera serata dove il rock regni protagonista, e si sente disperatamente la necessità di un evento che, avendo luogo il lunedì sera, faccia partire la settimana col botto. O prolunghi il weekend sempre troppo breve, questione di punti di vista.
La combinazione delle due cose viene naturale ai suddetti baldi giovani e il risultato è una combo letale di bombe sonore, che toccano tutti i poli dello spettro rock: dai classici dei Kinks, al punk infuriato dei Sex Pistols, approdando al surf rock dei Beach Boys e completando il tutto con la psichedelia nostalgica di Led Zeppelin e Pink Floyd o quella abilmente rivisitata di Temples e Tame Impala. Una ricetta progettata per accattivare gli uditi più esigenti e far scatenare perfino i più imbalsamati.
Nel giro di pochi anni Dirty Mondays Milano riesce a catalizzare un pubblico affezionato e cosmopolita, forse proprio per la scelta variegata dei ragazzi dietro ai piatti, o forse ancora per l’atmosfera internazionale e senza troppe pretese che si respira tra le mura a specchio del Santa Tecla, storico locale all’ombra delle guglie del Duomo.